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Onorio III scrive all'Abate e alla Comunità di Casamari affinché nell'infermeria si assegni a Fr. Guglielmo di Milano, architetto della Basilica di Casamari, un posto di riguardo per un accurato servizio, a causa della sua infermità.



(Documento del 1220, conservato presso l'Abbazia di Casamari. Cartella:"Copie di Documenti antichi").



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ONORII III EPISTOLA ABBATI ET CONVENTUI CASAEMARII

Cum dilectus filius frater Willelmus, monachus vester, operi ecclesiae vestrae tam fideliter et prudenter quam efficaciter et utiliter insudavit sicut rei evidentia liquido manifestat, nimis esset inhumanum ei prae nimio labore jam lapso et aetate maturo misericordiam denegari, qui potius est largo consolationis ubere favorabiliter refovendus ut velut miles emeritus missionem passus honestam eo levius ferat incomoda senectutis quo sibi commodius fuerint vitae necessaria ministrata. Nos itaque affectu debito compatientes eidem, utpote, qui eius non ignoramus angustias, ipsumque in opere ipso post Deum nobis servisse praecipue reputamus, universitatem vestram rogamus et monemus attente per Apostolica scripta mandantes quatenus impecillitati (sic) suae debitum exibentes compasisonis affectum, eidem infirmitorio locum congruum assignetis ad sedulum eius obsequium, sibi fratre idoneo deputato, et si quid ad necessitatem corpori de indulgentia nostra receperit nec a vobis nec a visitatoribus qui pro tempore fuerint ei ad proprium deputetur. Datum apud Urbem Veterem III Kal. Augusti Pont. Nostri anno quinto.

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LETTERA DI ONORIO III ALL'ABATE E ALLA COMUNIT└ DI CASAMARI

Poiché il nostro diletto figlio, Pr. Guglielmo, vostro monaco, si affaticˇ nella costruzione della vostra chiesa con fedeltà e prudenza, con efficacia ed utilità, come appare chiaramente dall'evidenza delle cose, sarebbe troppo inumano se, dopo che ha ultimato la grande opera e già avanzato nell'età, gli si negassero dei riguardi. Anzi si deve confortare generosamente con ogni specie di aiuto affinché, come un soldato emerito dopo aver compiuto la sua giusta campagna, sopporti con maggior sollievo gli incomodi della vecchiaia in proporzione che gli vengano somministrate pi˙ convenientemente le cose necessarie alla vita. Noi, dunque, lo compatiamo con dovuto affetto perché non ignoriamo le sue angustie. Inoltre riteniamo che egli, con la sua opera, dopo Dio, ha servito Noi stessi. Perciò sollecitiamo ed esortiamo con premura voi tutti e con questa Lettera Apostolica ordiniamo che si procuri alla sua debolezza il dovuto affetto di compassione e nell'infermeria si assegni al medesimo un posto di riguardo per un accurato servizio destinandogli anche un fratello idoneo e se, per Nostra indulgenza, ricevesse qualche cosa di più a causa dell'infermità del corpo, non si impedisca né da voi né dai visitatori ź pro tempore ╗. Orvieto 30 luglio 1220, anno V del Nostro Pontificato.

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