Glossario







Dalla storia si sa che
«L'Ordine dei Cistercensi, la rigida organizzazione e severa direzione dei quali si espressero in una forma architettonica esemplare, si dedicò alla costruzione degli ospedali conventuali con particolare impegno».

Per quanto riguarda l'infermeria delle abbazie, divenne esempio vincolante per tutti i monasteri medioevali il progetto di S. Gallo:

«...come prototipo di una impostazione del genere riappare sempre la zona propriamente ospedaliera ad est della zona di clausura... Anche il progetto per la zona ospiti di riguardo, per lo hospitale pauperum presso l'ingresso del convento e per gli annessi, rimase determinante. In seguito questo insieme di costruzioni fu talvolta ampliato dai Cistercensi con l'infermeria riservata ai frati laici.»

( Dankwart Leistikow: Dieci secoli di storia degli edifici ospedalieri in Europa. Ingelheim-Am-Rhein 1967, pag. 17 )


Circa l'esistenza di un Valetudinarium e di uno Xenodochium nell'abbazia di Casamari, oltre a due documenti, uno del 1220 e un altro del 1227, abbiamo una terza testimonianza desunta dalla Descrizione dell'Abbazia di Casamari nel 1634, del monaco di Montecassino Don Bernardino Campanari, nella quale si parla espressamente di un ospedale situato dietro l'abside della Basilica:

«Sopra verso li Monti vi sono molte ruíne, dove dicono che anticamente erano stanze et habitationi dell'Abate, quali oggi sono tutte scoperte e ruinate, fra le quali vi é una stanza lunghissima dove per prima era l'ospitale ».

Il Padre D. Eugenio Fusciardi dice :

Pianta dell'Abbazia di Casamari
Pianta dell'Abbazia di Casamari dall'opera del Rondinini
« Dalla pianta (dell'Abbazia) si vede nel centro il chiostro nobile a cui fa seguito un altro a sud che doveva essere a forma di cripto-portico per la siesta; ed il dormitorio, la chiesa, l'infermeria, la casa dell'amministrazione; il sepolcreto, l'orto ecc. Ad oriente si scorge ancora una vasta zona di terreno racchiusa da mura: è qui dove si vedono ancora i ruderi di un vasto Valetudinarium per i monaci infermi. Ottimo ne era il luogo bene esposto ai raggi de sole e separato daI resto dell'abitato. Da questo luogo ammiriamo l'abside della chiesa con i suoi poderosi contrafforti che ne sostengono le mura ».
Il Fusciardi quando scriveva sul Valetudinarium doveva avere davanti la pianta del monastero e della Basilica di Casamari che il Rondinini ha incluso nella sua opera e richiamiamo l'attenzione del lettore su quanto scriveva lo stesso Rondinini, inviato a Casamari dal Pontefice Clemente XI nel 1706:
«L'edificio, infatti, in quella parte dove è stato danneggiato dalle devastazioni dei barbari, rovinato per annosa incuria dei monaci, deteriorato dal decorso di troppi secoli, ha perduto tanta parte del suo antico splendore, che soltanto dalle restanti rovine è possibile argomentare quanta sia stata la sua grandezza. Si possono, infatti, ammirare ruberi, muri cadenti, spiazzali, archi distrutti o pericolanti, che diresti ti appaiano non vestigia di un monastero, ma di una nobile città. Tutto questo io ho osservato non senza tristezza d'animo l'anno scorso, nel mese di maggio, quando Sua Santità il Pontefice Clemente XI mi diede l'incarico di recarmi a Casamari perché indagassi personalmente su quelle illustri rovine dell'antichità sacra e, testimone oculare, documentassi tutto per iscritto... L'infermeria, l'ospedale, e gli altri alloggi del monastero sono completamente distrutti: soltanto due dormitori come li chiamano tra i quali un chiostro in rovina dalla struttura maestosa e veramente elegante, sono ancora in piedi, di questi, uno è l'alloggio dell'odierna famiglia dei monaci Cistercensi, l'altro viene adibito ad usi profani, e cioè a granaio ».
Mappa dei resti del Valetudinarium e Xenodochium Il Rondinini non soltanto parla nel suo volume di un valetudinarium cioè di una infermeria, ma anche di un nosocomium di un ospedale vero e proprio, che nel l706 erano completamente distrutti. Il documento del 28 dicembre 1227 dal quale si apprende che l'Abate del tempo acquistò nel territorio di Veroli, contrada Scannacrapa, un appezzamento di terreno ad utilitatem infirmariae, e la duplice affermazione del Rondinini della presenza, entro le mura dell'abbazia di Casamari, di un valetudinarium e di un nosocomium, permettono di far rientrare questa antica Abbazia tra quelle dove si è praticata la medicina monastica. Infatti dalla pianta riportata dall'autore possiamo conoscere l'ubicazione dello xenodochium, che tradotto letteralmente sarebbe «ospizio per pellegrini», ma sappiamo che in realtà erano locali adibiti per accogliervi i malati, assistiti dai monaci infirmari e talvolta anche da medici veri e propri.
Il Giraud parlando della chiesetta di S. Maria del Reggimento, poco distante da Casamari, dice:

« ...é chiaro che quella chiesa è servita a qualche piccola comunità, e, si vedono ancora, attorno alla cappella dei muri ruinati che fanno conoscer e che vi era un fabbricato considerabile. Per me sarebbe opinione che, essendo in quel luogo l'aria un po' fresca e più salubre di quella di Casamari, per essere più elevato, gli infermi e gli invalidi o convalescenti, andassero a dimorare colà, specialmente nei grandi calori, per godere un po' di riposo... ».

Anche il De Persiis, che scriveva nella seconda metà del secolo scorso, riferisce che dell'antico Valetudinarium non rimanevano che le rovine:

« Di esso appena restano pochi ruderi e un sotterraneo che non sembra difficile poterlo ravvisare destinato alle latrine. La più disfatta pertanto è la infermeria, la quale appunto perché volta ad accogliere i malati, dovette essere la più trascurata quando rimpiccolito il numero dei monaci e venuta meno per le distrette della Badia la frequenza degli ospiti, non si fece più sentire la necessità delle ampie sue mura e dei suoi comodi ».

Nei secoli della decadenza, non solo l'infermeria di Casamari soggiacque all'abbandono e al conseguente disfacimento degli edifici, ma anche quelle di altre abbazie subirono la stessa sorte. Tra le tante citiamo la Badia di Valvisciolo (Latina) che nei tempi passati aveva un Ospedale e una Valetudinariae Domus. In Casamari, dopo il 1717, con la venuta dei Cistercensi Riformati, l'infermeria dei monaci fu sistemata negli appartamenti degli antichi Cardinali Commendatari e precisamente nell'attuale residenza dell'Abate di Casamari. Gli infermi erano distribuiti in due sale con una cappellina attigua.

« Il tutto era esposto ad oriente ».


A questo punto non possiamo non ricordare D. Malachia d'Inguimbert, monaco e cellerario di Casamari e poi fondatore di un celebre ospedale. Egli nacque nel 1683 da una nobile famiglia francese. Nel 1719 lascia definitivamente l'Abbazia di Casamari perché trasferito a Buonsollazzo. Subito dopo viene scelto quale professore al liceo di Firenze e poi al seminario di Pistoia. Nel 1723 lo troviamo a Roma come bibliotecario presso il Card. Lorenzo Corsini, il futuro papa Clemente XII, e nel 1729 i monaci di Buonsollazzo lo eleggono loro procuratore in Roma. In seguito Clemente XII nomina il d'Inguimbert, abate di Citeaux e poi Arcivescovo titolare di Teodosia. Nel 1735 dallo stesso Pontefice è nominato Vescovo di Carpentras, sua patria, pur dividendo in partibus il titolo di arcivescovo di Teodosia con Mons. Filippo-Carlo Spada, vescovo di Pesaro.
Mons. Malachia d'Inguimbert - tela del 1769 del pittore Paolo Antonio Sperduti di Arpino - conservata nell'Abbazia di Casamari
Mons. Malachia d'Inguimbert - tela del 1769 del pittore Paolo Antonio Sperduti di Arpino - conservata nell'Abbazia di Casamari
La figura di Malachia d'Inguimbert è interessante soprattutto sotto l'aspetto umano e sociale. In una sua biografia si legge che egli soffriva allo spettacolo, abituale negli ospedali ed ospizi del suo tempo, quando nelle corsie vi era una promiscuità ripugnante e l'intasamento dei malati in letti a più piazze, senza distinzione di età né di malattia. Anche l'ignoranza dei medici e la brutalità del personale addetto agli infermi lo facevano soffrire fisicamente. Per questi ed altri motivi altamente cristiani e umanitari, l'antico monaco di Casamari, non solo fonda a Carpentras un ospedale che chiamerà Hôtel Dieu, ma ne detta anche le regole :
« Tutte le risorse dovranno essere consacrate al trattamento e al mantenimento dei poveri ricoverati. I medici, i chirurghi, i farmacisti e gli infermieri saranno onesti e misericordiosi. L'alimentazione dei malati e dei ricoverati dovrà essere buona. L'armadio farmaceutico avrà rimedi pronti e spesso rinnovati ».

Proibisce che uomini e donne o malati dello stesso sesso dormano nello stesso letto, nec duo simul aegrotantes in eodem lecto accumbere permittantur, nec mutua contagione inficiantur, et ex sanabili morbo in insanabilem et mortiferum incident Il nostro monaco vuole che i religiosi infermieri facciano il loro servizio con sollecitudine e con gioia: prompto animo et hilari fronte, vuole che i neonati abbandonati ed esposti siano affidati a sane e buone nutrici, seguiti negli anni successivi e poi sistemati alla Casa della Carità per apprendervi un mestiere. La prima pietra dell'ospedale Hôtel Dieu fu messa il 18 settembre 1750. D. Malachia, parco con se stesso, fu di una prodigalità unica quando si trattò di realizzare quello che da anni aveva sognato. Nella costruzione del suo ospedale volle che gli infermi avessero sale spaziose e luminose dove potevano attendere la guarigione o la morte, dimenticando le sofferenze passate. Purtroppo il Vescovo di Carpentras non poté vedere completato il suo grandioso progetto. Scrive, difatti, il suo biografo che « alla morte del suo fondatore i lavori ancora continuavano ». Oggi, l'Hôtel Dieu di Carpentras si presenta come lo desiderava il d'Inguimbert, e cioé, con due corpi di fabbriche, riuniti da un'ampia scalinata e completati da corti e da giardini. Tutto il complesso, con la sua lunga facciata, dà all'insieme un aspetto monumentale. La farmacia dello stesso ospedale desta ammirazione per la sua ricca collezione di maioliche italiane, spagnole, olandesi e delle città di Nîmes e di Moustiers, risalenti ai secoli XVI-XVIII. Questo monaco di Casamari, benefattore dell'umanità sofferente, moriva nella sua Carpentras il 6 settembre 1757, ma il suo corpo fu traslato nella cappella dell'ospedale da lui voluto, iI 7 giugno 1764.









L'Abbazia di Casamari